LA STORIA DELLE CRETE SENESI
admin Giugno 10th, 2008
Quando si dice Toscana, nella stragrande maggioranza dei casi, l’immaginario collettivo vola subito a quei paesaggi magici, suggestivi ed affascinanti costituiti da una cascina isolata che si erge su di un colle preceduto da un lungo vialone costeggiato di cipressi e circondata da una vero e proprio “paesaggio lunare”; questi pittoreschi scenari, divenuti icona della nostra bella terra grazie anche a tanti famosi film, sono le Crete Senesi una vasta zona al confine tra le province di Arezzo e Siena che si estende praticamente sino ai piedi del Monte Amiata.
Le protagoniste assolute della nostra escursione di oggi sono, come anticipato le cosiddette Crete, ma che cosa sono in realtà? Con il nome di Crete Senesi si identificano delle tipiche ondulazioni argillose caratterizzate da fenomeni erosivi che vi hanno impedito la crescita di vegetazione conferendogli per l’appunto il loro particolare fascino.
Il primo centro della zona che merita una visita è senza dubbio Asciano: si tratta di un tipico paese medievale ricco di case signorili che si possono apprezzare in particolar modo attraversando l’abitato partendo da Porta Senese e percorrendo quindi tutto Corso Matteotti. Durante la nostra camminata per le stradine di Asciano non potrà di certo mancare una visita alla storica Casa Corboli, al cui interno sono conservati importanti affreschi del Lorenzetti, così come alla Torre Civica ed al Palazzo del Podestà. Il centro ospita anche un interessante Museo Etrusco, che ha sede all’interno della Chiesa sconsacrata di San Bernardino, dove viene gelosamente custodito materiale rinvenuto nelle necropoli di Poggipinci e dal Tumulo del Molinello. Uno degli edifici di culto più importanti di Asciano è rappresentato dalla Collegiata di Sant’Agata un bellissimo esempio di perfetta commistione di stili: la struttura è romanica ma presenta elementi gotici sulla facciata ed è affiancata da un campanile di stile lombardo. Tra i luoghi sacri di Asciano merita poi menzione
la chiesa romanico-gotica di San Lorenzo ed infine è doveroso anche un accenno al Museo di Arte Sacra dove sono conservate, tra le altre, due pregevoli opere del Lorenzetti vale a dire il “San Michele Arcangelo” e la “Madonna col Bambino”.
Ci dirigiamo adesso alla volta della famosa Abbazia di Monte Oliveto Maggiore luogo dedicato per eccellenza alla spiritualità; prima di raggiungerla però incrociamo l’abitato di Chiusure, un vero e proprio belvedere naturale che si affaccia sul panorama dei calanchi; più a sud invece si trova il centro di San Giovanni d’Asso dominato dall’antico Castello appartenuto ai Conti Scialenga e poi ai Salimbeni e tuttora caratterizzato dalle belle bifore gotiche; per quello che riguarda invece i luoghi di culto merita una visita la duecentesca Parrocchiale di San Giovanni Battista.
A est del paese, nel borgo di Montisi si erge un secondo Castello, poi trasformato in granaio al servizio di Siena; nelle sue vicinanze si può notare anche la bella Chiesa della SS. Annunziata in puro stile romanico.
Altro centro abitato della zona che merita una visita è sicuramente quello di Montaperti dove, su di un poggio che sovrasta il paese si può ammirare una piramide commemorativa che ricorda la sconfitta subita dai fiorentini il 4 settembre del 1260 per mano senese ricordata anche dal sommo Dante nel X capitolo dell’Inferno.
Torniamo comunque a parlare della famosa Abbazia di Monte Oliveto Maggiore: sorge su di un terreno, un tempo completamente desertico, situato a pochi chilometri da Siena che tutt’oggi conserva un particolare fascino capace di ammaliare ed inquietare al tempo stesso; ai nostri occhi balzano subito le particolari tonalità cromatiche della zona.
Il patrizio senese Bernardo Tolomei studioso di legge e fervente politico del suo tempo all’età di quarant’anni decise improvvisamente di lasciare tutte le sue attività per ritirarsi a vivere in questa zona assieme a due amici dando così vita ad una comunità che traeva la propria ispirazione dalla regola Benedettina: nel 1313 nacque l’Ordine degli Olivetani che ottenne pieno riconoscimento solo nel 1344 grazie a Papa Clemente V. I lavori per l’edificazione del tempio presero avvio nel 1320 e al giorno d’oggi si presenta all’occhio di coloro che vi si avvicinano più o meno nelle stesse condizioni di allora: circondato da altissimi cipressi che sembravo quasi esortare il passante a rivolgere lo sguardo al cielo. All’interno dell’Abbazia oggi sono conservati oltre 40 mila volumi di grandissimo pregio che contribuiscono ulteriormente a renderla un vero e proprio scrigno di cultura inestimabile. L’intero complesso pare accogliere il pellegrino in una sorta di ideale abbraccio di serenità, pace ed armonia con tutto il creato: il lungo viale di cipressi conduce direttamente alla chiesa gotica quattrocentesca contraddistinta però da un interno in puro stile barocco, sopra tutto spicca il grande coro del ‘500, vero e proprio capolavoro dell’arte dell’intarsio; possiamo poi ammirare i tre chiostri il maggiore dei quali impreziosito da affreschi del Signorelli raffiguranti scene della vita di San Benedetto.
I monaci benedettini, ligi alla regola “ora et labora” si dedicano ad attività di restauro di preziosi manoscritti e pergamene e gestiscono l’antica farmacia producendo tra l’altro ben otto liquori differenti a base di erbe.
Sotto il punto di vista amministrativo l’Abbazia, casa madre dell’Ordine, si distingue per il fatto di essere indipendente da qualsiasi diocesi e di formarne dal 1765 una a se stante che comprende anche alcuni centri vicini: questa peculiarità quindi rende l’Abate di Monte Oliveto anche Vescovo.
Lasciato a malincuore il suggestivo complesso ci rechiamo adesso alla volta delle ultime due tappe della nostra passeggiata di oggi toccando la zona della Val d’Orcia; la priam è rappresentata da Buonconvento un antichissimo borgo che ancora conserva intatta la sua cerchia muraria trecentesca ed il Palazzo Comunale dove ancora si possono ammirare gli stemmi dei Podestà; tra i luoghi dedicati al culto nella zona importanza predominante è rivestita dalla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di origine trecentesca ma completamente ristrutturata nel corso del ‘700.
Con il tranquillo paese di San Quirico d’Orcia giunge al termine la nostra gita: anche le origini di questo centro sono molto antiche, conserva splendidi edifici rinascimentali e seicenteschi come Palazzo Chigi ed il Palazzo Pretorio ma è passeggiando lungo le strette stradine intrise di fascino e storia come la caratteristica via Poliziano, su cui svetta l’imponente Torrione di Porta dei Cappuccini, che se ne possono percepire al meglio gli illustri trascorsi. Presso Porta Nuova, anch’essa medievale si può ammirare il grandioso Parco degli Orti Leonini risalente al ‘500 e, poco discosto, un residuo delle antiche mura. La Pieve dei Santi Quirico e Giulitta si segnala come un ennesimo esempio di commistione di stile romanico e gotico: si tratta di un edificio a croce latina e sulla sua facciata spicca un bel rosone; del tutto romanica è invece la Chiesa di Santa Maria Assunta che presenta un caratteristico campanile a vela ed un portale decorato.
Speriamo che questa passeggiata virtuale attraverso uno dei più suggestivi ed affascinanti scenari Italiani vi abbia invogliato a recarvi di persona a visitare queste zone: ne vale davvero la pena…
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